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mercoledì 4 febbraio 2004
La catena. Dal panico di Gattostanco, si passa alla lettura di una mail dello staff di Clarence arrivata a Salgalaluna (ma ad altri, me compreso, no): Clarence cambia. Come? Si vedrà.
Nei commenti a quel post, japanesecaptain segnala un tool per fare il backup di tutto il blog, pur non avendo i diritti su MT, messo a punto qualche settimana fa da nnoia. L'ho provato e, anche se lui si schermisce dichiarando che "non è bellissimo", fa il suo dovere in maniera egregia e in pochi minuti ho ottenuto un anno di blog sul desktop. Grazie di cuore. mercoledì 4 febbraio 2004
100 mila miliardi di poesie (matematiche)
lunedì 2 febbraio 2004
Non male l'ultima copertina di Diario
lunedì 2 febbraio 2004
Solo perchè, tralasciando "ABBA", è l'unica parola svedese che conosco e vorrei salutare i trecento svedesi che domenica sono venuti a visitare questo blog. Essendo l'ultimo giono del mese ero orbo in quanto a referrers e oggi che potrei scoprire cosa li ha condotti qui sono spariti tutti.
Mi hanno però fatto ricordare una mia liason estiva con una svedese: lei abitava in quella cittadina e sul dondolo, vicini vicini, facevamo i crucipuzzle, che è in effetti gioco che trascende le lingue. Avevamo dodici anni; seguirono alcune lettere in stentato inglese. "...io ti scrivo, tu mi scrivi, poi torna tutto come prima." lunedì 2 febbraio 2004
Proprio nel senso di hysteron (utero) e che nessuna si offenda. Dato che in ufficio mi hanno bistrattato e ingiuriato, sono uscito presto per comperarmi un maglioncino in saldo. Uno qualsiasi, in realtà: sono entrato, ho toccato decine di lane e tessuti nuovi, mi sono lasciato coccolare dalla commessa ("...ma cosa dici? Ti sta benissimo..."), ho scelto e pagato. Beh, funziona, ora sto meglio.
lunedì 2 febbraio 2004
Essere svegliato dall'odiato telefonino per sentirti dire che non funziona niente, vestirsi in tutta fretta e, in auto e con la barba lunga, poter però cogliere un alba rossa clamorosa. E arrivare lo stesso con un sorriso.
domenica 1 febbraio 2004
domenica 1 febbraio 2004
sabato 31 gennaio 2004
sabato 31 gennaio 2004
Quando alcuni giorni fa ho cominciato a ricevere decine di avvisi di allegati bloccati dall'antivirus aziendale ero curioso di scoprire quale altra strana forma avessero escogitato per diffondere un virus. Mi documento, controllo, nulla di nuovo: è il solito allegato infetto, che bisogna volontariamente aprire, perlopiù contenuto in messaggi con oggetto e contenuto poco interessanti. Nulla di diverso dalle decine dei suoi antenati.
Se fossi uno scrittore di virus non ci avrei nemmeno più provato a riproporre il meccanismo. Invece quelli hanno capito che i pc sono stati aggiornati, le patch si sicurezza sono state rilasciate, i programmi antivirus sono sempre più diffusi ed efficaci ma quello che non è ancora cambiato sono gli idioti dietro alle tastiere che, anzi, aumentano. Ma ormai non si può pretendere nulla da loro: a questo punto bisogna considerare come postulato che se gli arriva un allegato loro devono essere liberi di cliccarci sopra. Almeno per quanto riguarda le aziende, la palla passa dunque agli amministratori di sistema. Perchè potremo anche arrivare a sgominare la mafia russa o a scoprire che c'è sempre stato un accordo segreto e i virus li scrive Peter Norton in persona: rimarrebbe comunque l'utonto davanti al pc, col suo sguardo da pesce lesso frenetico e cliccherà e accetterà tutto quello che un qualsiasi bimbo coreano deciderà in futuro di mandargli. Ora che sono uscito indenne anche da questa tempesta posso affermare che forse l'unica soluzione è bloccare tutto. Ma davvero tutto, lasciando libero transito solo a txt, pdf, doc, jpg e (a malincuore) xls. Blocco del restante (htm compresi) e accesso negato su tutti i siti di webmail. In una ditta ho sentito dire che "siamo troppo seri, un po' di divertimento ci vuole" ma questa impopolare decisione è difendibile con facilità di fronte a "chi paga": minori costi di connessione, minor carico sui server e i loro dischi, maggiore produttività, più sicurezza. Le lamentele saranno feroci perchè gli uomini non potranno più scambiarsi i pps con le tettone e le donne le presentazioni in flash con i gattini; ma tra l'altro dopo si potrà tornare a pensare di essere un sistemista e non solo una tata dell'asilo che corre a sistemare i danni di qualche centinaio di bambocci. E' che bisognerebbe riuscire a inculcare finalmente l'idea che il pc in azienda è uno strumento di lavoro, assegnato al dipendente per la sua produttività ma non è *suo* (altro concetto trasversale da abbattere) e dovrebbe averne cura. Come all'operaio non sono concesse più di un certo numero di scarpe o guanti, allo stesso modo l'impegato dopo un certo numero di infezioni acquisite e debellate dovrebbe ritrovarsi con il solo bloc-notes. Peccato, anzi sarà giusto così se con quello non riuscirà a fare la presentazione per il capo e ottenere l'aumento. sabato 31 gennaio 2004
Non se lo meritano: è pur vero che non hanno nessuna necessità di farsi pubblicità ma almeno una sezione sul sito era carino metterla. Solo per caso ho scoperto che Sorrisi e Canzoni offre a un ottimo prezzo i DVD di una serie di film musicali, qui la lista. Da buon melomane, la musica associata alla storia e alla recitazione mi coinvolgono al punto di arrivare a sostenere che RHPS è un capolavoro, il che non è oggettivamente vero.
Ma la passione è tanta e molti li acquisterò: in pratica tutti i veri film musicali, quelli nei quali la canzone è parte della storia, ad esempio non Flashdance. Il prezzo è ottimo, la metà del listino; speriamo siano edizioni decenti e che questa signorina si sia sbagliata riguardo a Grease. In quella lista mi piacerebbe ci fosse anche Little Shop of Horrors; mentre continuo a non spiegarmi perchè diamine non si possa ancora apprezzare Jesus Christ Superstar in DVD. Hey! Ricontrollando ora scopro che è uscito giusto due settimane fa! Dove ho messo la carta di credito... Figurarsi: è un Region 1 in NTSC, nulla da fare. venerdì 30 gennaio 2004
Presente lo spot con quel buffo ometto dai capelli di un colore surreale che si diverte a fare i giochini con la sabbia mentre ci racconta che è al nostro completo servizio?
In due parole, le Poste Italiane hanno sottoscritto un accordo per fornire alcuni servizi per conto di Banca Mediolanum. C'è poco da commentare, sarebbe una notizia destinata alla colonna di destra delle segnalazioni. Solo che non mi sembra che le sia stata la opportuna rilevanza, anche se alla fine rimane il dubbio che non sia poi davvero nulla di straordinario. Perchè in fondo è solo una partnership quasi naturale tra chi ha una diffusione capillare sul territorio e chi non ha sportelli. Se non fosse che fino a poco tempo fa le Poste parevano orientate a un atteggiamento di concorrenza verso le banche; ma anche un cambio di strategia sarebbe normale e comprensibile. Insomma, il vero problema come al solito è solo l'insanabile conflitto di interessi legato al vostro PdC, aggravato dal suo atteggiamento spregiudicato, che ci porta a pensar male quando consideriamo che le Poste sono per buone parte statali e che Mediolanum è praticamente sua. Ognuno si faccia la sua idea. Qui lo spunto iniziale, che rimanda all'interrogazione parlamentare; qui la versione dell'Espresso, qui un intervento che minimizza e infine ecco pure un bel commento equilibrato. venerdì 30 gennaio 2004
Per capirci, sono uno di quelli che conoscono a memoria nota per nota del lunghissimo e insensato assolo di tastiera in Child of Vision: che mi piaccia o no, non ho scampo, questo album è una delle pietre angolari della mia formazione musicale.
Come oggi si iscrivono a judo e pallavolo, a quel tempo era pittosto comune mandare i pargoli a imparare a suonare. All'uopo esercitavano in zona alcuni bacucchi maestri di musica, uno "era stato nell'orchestra di Gorni Kramer". I miei coetanei, figli di contadini, non venivano però istruiti al pianoforte o al violino, per non parlare della chitarra. Le scelte erano due: fisarmonica o clarinetto, che venivano giustamente ritenuti strumenti più pratici, che al limite potevano sempre serivire per far fare due salti al parentado durante i nozze. Seguivano quindi interminabili e, a detta loro, pallosissime lezioni ed esercizi in casa di solfeggio e per quei poveri ragazzi l'unico vantaggio era strabiliarci quando alle medie ci straziavamo le orecchie con il flauto dolce. Poi piano piano prendevano confidenza con qualche classico e infine vai con polka e mazurka. Ricordo un mio amico, vicino di podere, che mi chiedeva in continuazione di riascoltare questo vinile: per memorizzare, per imparare, strabiliato che il suo amato e odiato clarinetto si potesse usare anche per suonare musica ben più affascinante. "Fammi risentire. Torna indietro. Aspetta." e partiva con l'imitazione. L'effetto era buffo, dato che la sua impostazione era ben diversa, lui non era soddisfatto, a me piaceva un sacco avere un pezzo vivo di Supertramp nella mia camera. Riascoltandolo dopo tanti anni, come dicevo, mi sono accorto di conoscerlo in ogni sua melodia, intonazione, parola (ci ho imparato anche una fetta del mio inglese), tutti gli attacchi, compresi i presunti errori, fino alle ultime note, anche se sono sfumate fino a un volume inintelleggibile: i brani finiscono sempre in fade-out e mi chiedevo se esistano da qualche parte le versioni complete di quelle (e di altre) registrazioni e se le pubblicheranno mai, se potrò mai sentire come proseguano quelle canzoni, come finiscano per davvero. Chissà. In ogni caso mi sono reso conto che negli anni mi sono costruito una certa idea dei finali: quelli veri, forse tolti perchè degeneravano, magari sarebbero una delusione. martedì 27 gennaio 2004
Quando Kevin Spacey si congeda l'ultima volta dall'inquartata ma pregevole Winslet, afferma più o meno:
"So solo che domani morirò. E non so il perchè." Nei contenuti speciali del DVD la frase in inglese è: "I only know that tomorrow I will die. And I can't say why." Il significato è identico ma nel contesto "non poter dire il perchè" è fondamentale. C'è però da dire che non saprei indicare una traduzione migliore. martedì 27 gennaio 2004
Sto leggendo questo saggio di Eco che di fatto è una raccolta di lezioni di sulle traduzioni, argomento che mi ha sempre affascinato assai. Banale dire che è un'operazione complessa e zeppa di problematiche a volte non risolvibili: anche escludendo i modi di dire e i giochi di parole, certe traduzioni sono quasi impossibili. E' però pure vero che spesso nei libri, nei sottotitoli e nei film è facile trovare erorri grossolani che un po' infastidiscono e un po' fanno inorgoglire per averli scovati.
Uno dei più recenti l'ho pescato nell'ultimo film di Alan Parker, The Life of David Gale, un bel thriller, che consiglio: costruito appena fuori dai soliti schemi, giusto quel tanto da renderlo diverso dal solito polpettone insipido hollywoodiano. In realtà l'ho gradito anche perchè, almeno per una volta, ho intuito chi era l'assassino molto prima di quell'odiosa di mia moglie che tipicamente già a metà film inzia a sussurrare sibillina "Io ho già capito tutto..." Per non rovinare la sopresa a chi non l'ha visto, il resto del discorso lo nascondo per bene qui. martedì 27 gennaio 2004
martedì 27 gennaio 2004
Non voglio fare la figura di quello che lavora solo lui, compiendo imprese mirabolanti con sacrifici immani ma due parole ancora su quello che è successo in ditta durante questi mesi sono d'obbligo, anche se è un'esperienza che non ha bisogno di essere trascitta perchè rimanga nei miei ricordi. L'azienda è tuttora in ginocchio e proprio per le cause che avevo predetto e che si potevano evitare con facilità. Per una serie di motivi, attualmente ciò non è per nulla un mio problema. Giusto oggi ho avuto l'emozione di pranzare, addirittura a casa mia e di andarmene dopo otto ore precise.
Sia come sia, abbiamo fatto questa migrazione: un roccioso e infaticabile IBM AS/400 con il suo gestionale fatto in casa è stato accantonato per trasferire il tutto su servers Microsoft. Non lo dico affatto per partito preso, anzi, ma sta diventando evidente che quelle architetture non sono (ancora) pronte per gestire come si deve qualche centinaio di utenti affamati di risposte. Sarebbe lungo da argomentare ma resta il fatto che non infondono per nulla sicurezza e che per me è stato di fatto un downgrade. Sabato 3 Gennaio, nel bel mezzo della migrazione dei dati, racconto a un collega con adeguati gusti musicali: - "Ieri sera sono sprofondato in poltrona e mi son sparato un cuffia un paio di volte Juju." - "No! Ma non lo sai che è un album che porta una sfiga pazzesca?" - "Massè..." Ding. Dong. Pling. Tutti scollegati da tutti i sistemi. Sirena. Corsa in sala macchine. Tutto spento. Fumo nero tra l'elaboratore vecchio e quelli nuovi. Non si capiva che cosa ci aveva abbandonato e non sapevamo cosa augurarci. Morale: al vecchio AS/400, che aveva funzionato senza *mai* un problema per anni, si era fuso un alimentatore e aveva fatto saltare tutto quello che gli stava intorno. Conseguenze: il pezzo di ricambio può arrivare solo il lunedì, due giorni di ritardo sulla tabella di marcia, dunque sulla riapertura dell'azienda. Se non altro l'elaboratore nuovo non aveva subito danni. Io avevo già avuto esperienze di questo tipo e anche i colleghi ci scherzavano. Il tecnico ci ha invece confermato che è sorprendente il numero di macchine che si guastano a pochi giorni dalla loro dismissione, come per ripicca, per gelosia o per vendetta. Ora è tutto finito e il vecchio "nerone" è condannato a conservare i dati immutabili degli anni passati e poco altro e sempre meno utenti si collegano per consultarlo. Sarò sciocco, ma a volte quando la mattina entro non resisto proprio a dargli una pacca affettuosa. Buone pecore elettriche. lunedì 26 gennaio 2004
lunedì 26 gennaio 2004
Questo era l'oggetto (o soggetto in inglese, vedi un po') del messaggio con il quale annunciavo il mio ritorno nelle comunità telematiche dopo una pausa, una di quelle manciate di settimane di silenzio che ogni tanto mi prendevo. A volte le interruzioni erano dovute a casi della vita ma più spesso erano solo una specie di rigetto che mi portava ad allontanarmi un poco da un passatempo che, come al solito, mi impegnava in modo morboso, con sessioni di ore davanti allo schermo e un accanimento maniacale e i pensieri comunque e sempre rivolti ai messaggi letti e scritti, notte e giorno. Ma bastava staccare la spina, smettere di rispondere e di interagire per avere la testa libera.
Non è stato proprio così per il blog, per questa sosta di un mese abbondante. L'impedimento quasi fisico che ho vissuto è inoppugnabile dato che sabato scorso (e solo sabato) è stato il primo che ho trascorso a casa da... boh, credo metà novembre. E anche se un amico saggio ci insegna che "è sempre solo questione di priorità", diventa difficile trovare un paio di ore all'interno di giornate soffocate da 12/16 ore di ufficio, difficile trovare soprattutto le ore giuste, diciamo ispirate, difficile trovare la voglia e comunque gli argomenti dato che non si è letto nulla e la vita è stata vissuta solo dentro all'azienda, praticamente solo. E poi la stanchezza e poi... Ma con mia sorpresa non ho mai davvero staccato. Citando a braccio LaPizia, esiste un meccanismo che porta di fatto a formulare i pensieri in forma di post: possedere, gestire, avere un blog, essere un bloggatore è una forma mentis che è prevalsa anche in questi due mesi durante i quali ho scritto quasi nulla. Alcuni sparuti spunti sono stati annotati con calligrafia illeggibile su fogli sparsi. Giusto due parole e non saprò mai cosa volevo raccontare riguardo al "- Maiale" (anche se immagino fossero lodi sperticate). La scrivania è ingombra di pagine strappate da giornali e riviste e non so dire quale articolo, quale brano o frase mi hanno portato a conservarle. A contorno ci sono pile di libri e cd e vinili letti e ascoltati dei quali di sicuro avevo pronte immaginifiche recensioni, perse poi nei meandri di una mente preoccupata da server in cluster ballerini. Infine molti e molti altri pensieri nati in auto, da un sogno, al risveglio o prima di dormire sono andati irrimediabilmente persi, per il mio unico rammarico. La scaletta adesso prevederebbe una lettura dei blog che seguivo, per sapere cosa c'è di nuovo, per rientrare nell'atmosfera, anche solo per evitare di sproloquiare su argomenti già stantii. Ma già sul primo che sfoglio trovo una calunnia bella e buona, datata giusto oggi. Rimando dunque la lettura, tolgo l'orologio e rimbocco le maniche: ho voglia di scrivere, mi piace scrivere. lunedì 26 gennaio 2004
(Funziona ancora?)
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